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So tenere un segreto?

4 gennaio 2011

Nella classe di mio figlio c’è un gruppo di genitori molto uniti. Ogni tanto ho avuto qualche dubbio sulla sincerità della loro comunione spirituale. Comunque fanno comunella ad ogni occasione: pranzi domenicali, compleanni dei figli, feste comandate, eventi sportivi…ogni volta che possono fanno gli amiconi.

Per l’ultimo dell’anno la famiglia XY, che fa parte di questo gruppo, ha organizzato un party.

Questa facoltosa coppia, recentemente, ha cambiato casa e si è trasferita in una villetta a due piani. Per più di un anno ha ammorbato tutti con i racconti della ristrutturazione e naturalmente ora che si è finalmente impossessata nella nuova dimora ci teneva a mostrare a tutti il nuovo scintillante “nido”.

Anche noi siamo stati invitati alla festa e visto che la partecipazione era estesa anche a mio figlio (eccitatissimo all’idea di stare alzato fino a tardi) abbiamo deciso di andare. Mia figlia invece ci ha abbandonato perchè aveva una festicciola con i suoi compagni di scuola.

Abbiamo mangiato fino allo sfinimento, bevuto in abbondanza, brindato allo scoccare della mezzanotte e devo ammettere che all’1 quando  già imperversavano i trenini, cominciavo ad averne abbastanza e sarei anche tornata a casa. Invece c’erano troppe mani sudate che cercavano di prendermi per un braccio e farmi attaccare alla “coda” di chi si dimenava a ritmi sempre più alcolico-latini.

Per sottrarmi, senza sembrare troppo antipatica, ho deciso di sparire e andare a prendere il cellulare che avevo lasciato nella tasca del cappotto. Volevo controllare se mi erano arrivati degli sms di auguri, magari rispondere o spedirne altri.

Nella stanza dei cappotti, ovvero la camera da letto dei padroni di casa, ho trovato però un’altra sorpresa.

Una coppia grufolava avvinghiata sotto giacconi, piumini e paletot. Una coppia ibrida: lei è mamma della più brava della classe, lui il papà del bambino più pestifero ma anche il signor XY, nonchè padrone di casa.

Non mi hanno visto perchè sono scappata via senza cercare il telefono mentre loro erano troppo presi dal loro raptus passionale.

Sono tornata di corsa in mezzo al caos della festa. Ho cercato mio marito che stava per organizzare un pokerino con altri tre maschi non alticci e l’ho insistentemente pregato di desistere, di salutare e tornare al più presto a casa con me.

Così abbiamo fatto, dopo aver ripescato anche il mio bambino mezzo addormentato e sdraiato con altri piccoli ,davanti a un cartone animato nella cameretta dei ragazzi.

Ho raccontato subito a mio marito quello che avevo visto. Lui mi ha consigliato di non spifferare nulla. Di tenere la bocca chiusa soprattutto con la signora XY, moglie del fedifrago.

Ma sono indecisa: devo tenere il segreto o rilasciare la bomba?

W la partenogenesi

15 ottobre 2010

A volte con mia figlia adolescente parto con il piede sbagliato. Confesso: spio le sue espressioni cercando di intravedere l’intolleranza verso di me, la ribellione. Temo di vedere questi atteggiamenti e nello stesso tempo li cerco. Quando sono così paranoica è facile che litighiamo. Qualsiasi cosa mi risponda la interpreto male.

Ma una giustificazione ce l’ho. Da quando, più o meno inavvertitamente, ho letto su Messanger la sua conversazione con quel certo Skywalker sono in allarme rosso. Temo che la mia “bambina” abbia chiuso la comunicazione con me, che mi nasconda le cose e che combini qualche stupidaggine. Purtroppo non sono ancora riuscita a capire chi si nasconda dietro questo stupido nick, quale sia l’identità di Skywalker.

(Un suo compagno di scuola? Un vecchio maiale adesca-adolescenti in incognito? Un bulletto del club sportivo vicino a casa che si crede fico?). Ho cercato anche di corrompere mio figlio piccolo perchè indaghi ma finora, nonostante l’esorbitante spesa in carte di Pokemon che mi ha chiesto come tariffa per il suo lavoro da detective, non ho avuto alcuna informazione utile.

L’altro giorno però è capitata una cosa che mi ha allarmato ancor di più. Stavo facendo il mio solito giro con Bart, all’ora dell’happy hour canino e,  per evitare  le perniciose padrone degli altri cani, mi sono spostata in un’area nuova del parco vicino a casa. Una zona che ho capito essere territorio adolescenziale.  Gruppuscoli di ragazzi erano seduti sulle panchine e prima che riuscissi a capire se si stessero passando o meno una canna, ho visto da lontano arrivare uno strano terzetto: mia figlia, la sua amica Mariasole e un ragazzo tentacolare che, nonostante stessero camminando, tentava di baciare e palpeggiare Mariasole. Imperterrito allungava le mani, anche se di fianco c’era mia figlia, terzo incomodo, che messaggiava tranquilla con il cellulare.

Mi sono nascosta dietro un cespuglio e ho continauto a osservarli. Il ragazzino con l’atteggiamento da polpo continuava imperterrito il suo arrembaggio, Mariasole rideva e mia figlia spediva sms. Purtroppo non mi sono potuta permettere un’osservazione più lunga perchè Bart tirava come un pazzo: voleva andare da mia figlia a farle le feste. Così per non farmi scoprire sono corsa via nella direzione dove era meno probabile che mi scorgessero.  Appena uscita dal parco ho chiamato mia figlia con una scusa e le ho chiesto dove fosse. Lei mi ha risposto tutta allegra dicendo che stava facendo un giro con la sua amica e tornava a casa al più presto. Non me la sono sentita di ammettere che l’avevo spiata.

Anzi, ho provato anche un po’ di vergogna.

Ora ho solo un grande e profondo desiderio: vorrei tanto che ci riproducessimo per partenogenesi e il sesso non l’avesse mai inventato nessuno!

Benefattore

2 settembre 2010

Sono andata al parco giochi con mio figlio oggi e mentre lui correva e si arrampicava ovunque, ho fatto conversazione con le altre mamme del quartiere, sedute sulle panchine a spettegolare.
Come al solito più che altro ascoltavo.
“Bellissimi i tuoi jeans”, ha detto la mia vicina di casa a una bionda taccata e molto in tiro.”Sono Miss Sixty?”
“Sì, sono dei vecchi Miss Sixty di tre anni fa”, ha risposto la bionda. “Pensa mio marito oggi a pranzo mi ha detto che starebbero bene a una cubana”
“Cosa?”, non ho potuto far a meno di chiedere.
La bionda allora mi ha spiegato: “Mio marito e il suo amico Piero…”
“Ah sì, Piero…”, l’ha interrotta l’altra.
“Da tre anni, i primi quindici giorni di agosto vanno a Cuba ad aiutare la popolazione locale, a portare dei vestiti”, ha continuato a spiegare la bionda. “Naturalmente metto via indumenti da portare là ai poveri tutto l’anno, gli do i miei vecchi abiti…ma delle volte lui mi chiede anche quelli che indosso, tanto poi me ne compra dei nuovi”
“E tu sei contenta?”, ho chiesto incredula.
“Se devo essere sincera mi scoccia perchè poi va sempre a finire che noi la vacanza la facciamo dopo ferragosto”

Dog dating

11 agosto 2010

Scusate l’assenza…imperdonabile lo so. Ho avuto un periodo un po’ movimentato, ma adesso sono di nuovo qui.

Reduce dalla mia passeggiata con Bart che, ancora una volta, è stata scioccante. Non tanto per colpa del mio cane, ma per gli incontri che ho fatto. Come, ho già scritto non mi sono mai integrata pienamente nel giro canino del mio quartiere. Bart è ipercinetico e tutte le altre padrone dei cani della zona pensano che sia esclusivamente colpa mia. Ogni sera alle 19 c’è l’happy hour canina nel parco di fronte a casa. Tutte si ritrovano lì a chiacchierare e le “bestie” sono sguinzagliate libere intorno. Bart si eccita troppo a questi incontri perciò di solito evito di portarlo fuori a quell’ora, oppure faccio la passeggiata più lunga  e più scomoda in un’altra zona. Oggi però ero stata al telefono e quindi mi sono distratta. Quando mi sono resa conto di essere troppo vicino alla zona proibita era troppo tardi! A più di 100 metri di distanza le narici di Bart hanno cominciato a fremere e ha inziato a tirare il guinzaglio con tutta la sua forza per partrecipare all’allegro meeting cinofilo. Sono perciò stata trascinata lì, fra le altre padrone, in un lampo.

Facevano tutte cappannello attorno a una panchina e sembravano piuttosto eccitate e allegre.

“Ho trovato un bellissimo gilerino rosa con le paillettes”, diceva la padrona di Dudi, il beagle.

“Sei sicura che vada bene? Io ho preso una ciotola a cuore con gli strass. Se vuoi puoi partecipare al nostro regalo”, le ha risposto la mamma di Stella, una yorkshire isterica.

Quando mi hanno visto, mentre mi toglievo l’erba che nella corsa mi si era infilata nei i sandali infradito, fra gli alluci, si sono voltate e mi hanno squadrato. Poi un po’ perplesse mi hanno chiesto: “Vieni dopo al matrimonio di Peppys?  Le hai già comprato il regalo?”

Peppys è una chihuahua. La sua padrona, Betti, si dice un ‘ex modella, è perennemente abbronzata e di età indefinibile. Del genere “dietro liceo, davanti museo”.

Pensavo di aver capito male. Credevo che fosse la padrona a sposarsi. Invece scandalizzatissime le mie interlocutrici mi hanno spiegato che a Milano c’è un’agenzia matrimoniale per cani. Si porta il cane nel negozio, lo si piazza davanti al computer e gli si mostra il catalogo fotografico dei probabili fidanzati/e, quando guaisce o abbaia (probabilmente perchè la povera bestiola non ne può più) significa che ha scelto il partner. A quel punto il gioco è fatto. Si sborsano 700 euro e si procede con l’organizzazione.

“700 euro?”, ho bonfonchiato incredula.

“Un’ottima organizzazione”, ha precisato la mamma di Dudi. “Pensano a tutto loro: fiori, torta, biglietti d’invito”

“E stasera Betti ha organizzato un cocktail da lei per festeggiare. Non ti ha invitato?”, la mamma di Stella, condisce la sua voce con stupore. Ma i suoi occhi dicono “in fondo me l’aspettavo, non sei una di noi”.

Nella corsa, nello sci nautico all’erba provocato da Bart che tirava il guinzaglio, mi era scivolato il cavetto dell’auricolare del cellulare. Bart l’ha trovato e sta mordendolo. Ne aveva già staccato la parte più succosa quella che va nell’orecchio.

Maledetto maltempo

22 giugno 2010

Trovare l’occasione, il tempo e la giusta congiuntura astrale per fare sesso con il proprio marito quando si hanno figli è difficile. Quando si hanno bambini grandi è impossibile. Vanno a letto tardi, sono sempre da accompagnare ovunque, hanno richieste molto più variegate dei bambini piccoli. E poi non si possono più raccontare frottole: sono svegli, vigili e sempre sospettosi. Perciò quando sabato scorso alla mattina ho realizzato che nel pomeriggio mia figlia sarebbe andata al cinema con le sue amiche e quasi alla stessa ora il mio bambino era invitato al compleanno di un amichetto e avremmo avuto la casa libera, ho cominciato a strizzare l’occhio a mio marito che ci ha messo un po’ per capire, ma poi ha realizzato e si è molto ringalluzzito.

Questo succedeva alle 10 di mattina. Era una giornata splendida, calda e soleggiata, il compleanno dell’amico del mio bambino era a un mini golf. Alle 13 il cielo si è incupito e sono apparse le prime nubi. Alle 14.o0 mio marito avevo già letto tutte le previsioni del tempo fino alla settimana prossima. Sembrava preoccupato.  Alle 14.30 sono cadute le prime gocce. Alle 14.45 ho chiamato la mamma dell’amichetto del compleanno per sapere se aveva un piano B in caso di maltempo. Niente piano B la festa è rimandata di una settimana. La nostra vita sessuale invece a data da definirsi.

Amanuense

10 giugno 2010

Alla fine il farmacista ha minimizzato il mio dramma, mi ha fasciato e venduto poi tutta la confezione di bende. Mi ha appioppato anche i cerotti waterproof mini, midi e maxi e un spray disinfettante. Ho smesso di sanguinare subito e mi sono sentita stupida.  Non ha mollato neanche il Lexotan e la mamma della scuola se n’è andata inviperita. Bofonchiando strane minacce…mio marito…lei non sa chi sono io… era un ragazzo giovane che è venuto a far pratica nella farmacia del mio quartiere, probabilmente non gli hanno ancora spiegato come funziona qui. Il cliente ha sempre ragione, anche nelle situazioni più folli. E di regola si scavalcano le norme di buonsenso e ovviamente anche le ricette .

L’appuntamento con la maestra L.è saltato a data da definirsi. Quando sono andata a prendere mio figlio a scuola lei era lì che consegnava i bambini alle mamme. Le ho chiesto scusa con il mio miglior sorriso per averla bidonata causa forza maggiore. Lei ha annuito e gettato uno sguardo di verifica sul  mio dito fasciato.

Poi ha espresso il suo vaticinio: “Mi chieda un nuovo appuntamento sul diario”

Ho annuito remissiva e allora ha rincarato la dose: “Domani mi raccomando suo figlio deve portare a scuola tutti i quaderni di prima rilegati. Solo due alunni non l’hanno ancora fatto e uno è proprio suo figlio!”

Questa storia dei quaderni rilegati è un incubo che va avanti da troppo tempo. A fine anno scolastico le madri, amanuensi, devono rilegare i quaderni: azzurrino matematica, verdino italiano, giallino inglese, rossino religione, ecc. Il primo anno ho detto “Certo!” e poi me ne sono fregata. Ho fatto la furba. Invece di conservare i quaderni come una preziosa reliquia, me ne sono liberata portandoli a random in solaio.  A un mese dall’inzio dell’anno scolastico successivo la vendetta  è piombata sulle mie spalle: un certo giorno le maestre hanno preteso il volume dei quaderni di storia, per il giorno dopo. Volevano riprendere un concetto già esposto e rivederlo alla luce delle nuove conoscenze e dell’acquisita maturità degli alunni.

Così ho passato una sera in solaio a rovistare fra pinne, maschere, canotti, un vecchio televisore,  lampade, addobbi natalizi e doposci per scovare i maledetti quaderni. Memore della passata esperienza l’anno scorso a tempo debito ho rilegato, catalogato e messo tutto in uno scatolone con l’etichetta “quaderni”.  Peccato che un paio di mesi fa, quando mio marito ha avuto il nuovo incarico come “ambasciatore verde” nell’azienda in cui lavora, per dare il buon esempio ha passato un fine settimana a risistemare il solaio, facendosi prendere dal’entusiasmo e portando alla discarica per la raccolta differenziata tutte le cose che non usiamo più. E forse i quaderni saranno finiti tra la carta da riciclare. Non oso pensarci.

Un bagno di sangue

6 giugno 2010

Stamattina avevo finalmente il colloquio con la maestra di matematica di mio figlio. Il mio bambino con i numeri non ci azzecca tanto. E soprattutto non ci azzecca con la maestra L. con la quale non c’è feeling. Questa donna dice che mio figlio è ingestibile, disturba le lezioni e così molto spesso il mio piccolo passa l’ora di matematica in esilio in corridoio. La maestra L. pensa ovviamente anche che io sia una madre inadeguata e non abbia saputo educare mio figlio…perciò l’incontro di oggi (da lei richiesto) era cruciale per dimostrarle quanto si sbagli.

L’appuntamento era alle 11, la scuola dista 5 minuti d’auto da casa mia, ma alle 10 ero già vestita. E anche un po’ in ansia. Mi ero messa il mio abitino nero passe partout, che fa sempre la sua figura, le ballerine, un trucco leggero e naturalmente avevo deciso di stirarmi i capelli per apparire più in ordine. Più in controllo della mia vita. Peccato che avevo le mestruazioni e dei crampi micidiali quindi prima di iniziare l’asciugatura, sono andata in cucina e ho versato un po’ d’acqua in un bicchiere per prendere un analgesico. Ho appoggiato il bicchiere sul tavolo, forse inavvertitamente troppo forte perchè ero nervosa per il colloquio e questo mi è scoppiato in mano.

Schegge ovunque. Con orrore ho visto che dal mio polpastrello destro cominciava a uscire sangue. A fiotti. Ho cercato di tamponarlo con un kleenex ma continuava a uscire. Dovevo trovare un cerotto e anche un disinfettante. Ho cominciato a imprecare tenendo uno strofinaccio sul dito e nello stesso tempo cercando nella parte più alta dell’armadietto del bagno, dove avrebbe dovuto esserci la scatola del pronto soccorso. Il mio stupido cane eccitato, dai miei lamenti misti parolacce, mi è venuto vicino scodinzolando e cercando di prendermi lo strofinaccio penzolante. Forse credeva di giocare a rubabandiera.

Ho perso un sacco di tempo perchè frugare con la mano sinistra in un ripiano poco raggiungibile non era comodo. Alla fine ho trovato il cerotto ma era uno trasparente di Winnie Pooh e non teneva la mia emorragia. Dovevo trovare una benda. Oramai erano le 10,30. I miei capelli si erano auto-asciugati dallo stress e dal caldo: giacevano come un groviglio informe sulla mia testa. Dovevo avvisare la scuola che sarei stata in ritardo.

“Signora, si calmi. Vada al pronto soccorso”

Per colmo di sfortuna quando ho detto alla bidella che avevo appuntamento con la maestra L. ma ero in ritardo, questa me l’ha passata per farmi chiedere se potevo spostare a più tardi l’incontro. Così oltre a pensare male di me come mamma mi ha anche considerato un’isterica piagnona che ha paura del sangue. Vorrei vedere lei se si affetta via un pezzettino di polpastrello! Al pronto soccorso non sono andata perchè non potevo guidare, ho scelto di andare a piedi alla farmacia del mio quartiere. Per far prima ho preso la scorciatoia dei giardini. Appena sono passata, a tradimento sono partiti gli irrigatori. Una beffa, ma meno male che non avevo stirato i capelli.

Sono arrivata in farmacia bagnata, stravolta e con il polpastrello mutilato sempre stretto nello strofinaccio. Dentro c’era solo una persona: una mamma della scuola che litigava perchè il farmacista non voleva venderle il Lexotan senza ricetta. Quando mi ha visto mi ha detto che era per sua suocera. Ero troppo dissanguata per commentare.